Chi sono

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Ho deciso di prendere la parola, appiccicandomi addosso l’etichetta di “linguacciuta”.

Questo termine ricorre nelle fonti di archivio dei primi del ‘900 che ho utilizzato per un mio studio sulla violenza in famiglia a Napoli.

Esso, nella maggioranza dei casi, è utilizzato dagli uomini, al fine di giustificare la violenza esercitata sulle proprie mogli. A usarlo sono però anche gli uomini di legge, i giuristi, a sostegno delle proprie tesi sull’attenuante della provocazione. Una donna “linguacciuta”, maldicente e pettegola poteva non essersi meritata le botte del marito?!

Va da sé che le donne, considerate naturalmente predisposte al pettegolezzo e alla loquacità, finivano per essere ritenute direttamente responsabili della violenza subita dai mariti. Le donne, infatti, secondo un’idea che affonda le sue radici nella cultura patriarcale, parlano troppo. Vi invito a cercare un paese dove non ci siano proverbi che mettano in guardia gli uomini da tale pericolo! Probabilmente non lo troverete.

E, nonostante siano sempre più numerose le ricerche che smentiscono questo stereotipo così ampiamente diffuso, oggi, molte persone, continuano a credere che le donne parlino più degli uomini, o, in ogni caso, continuano a chiederselo!

È per questo che ho deciso di appropriarmi del termine “linguacciuta”. Un termine che indica l’essere pettegola o l’eccessivamente loquace, tradizionalmente e storicamente utilizzato per stigmatizzare un comportamento considerato, a torto, tipicamente femminile. Intendo farlo mio smontandolo, decostruendolo e frantumandolo in piccole, anzi piccolissime schegge di storie e narrazioni.

 

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