Quella paura dello straniero, proporzionale alla tolleranza contro le ingiustizie dal sapor patrio

Sono un’insegnante di italiano a stanieri, da trentasei anni abito a Pianura e da dieci anni lavoro per aiutare chi arriva nel nostro paese a non sentirsi straniero, ma accolto e benvoluto, sostenendolo sopattutto nel percorso di apprendimento dell’italiano.

we need to pass

In attesa di giornalisti in grado di decostruire la cattiva informazione di questi giorni, rifletto. Ci accusano di essere buonisti perché crediamo ancora che l’accoglienza sia l’unica soluzione possibile. Ci accusano in preda al terrore alimentato da alcuni fatti di cronaca, amplificati in maniera strumentale dai media.

I media alimentano l’odio e la paura.

Risuonano tra le parole dei telegiornali le parole scabbia, povertà, criminalità associata ai nuovi flussi. Migrante come veicolo di malattia, migrante come veicolo di violenza, odio, povertà (perché anche la povertà si teme, quando si ha la pancia piena e te la buttano in faccia in tutta la sua nudità).

Stategli lontano, sembano dire! Teniamoli lontani! Ma chi sono queste persone? Da cosa scappano e perché, nessuno più se lo chiede. E se fossimo nella loro stessa situazione non faremmo lo stesso anche noi? Non proveremmo a metterci in salvo? La scelta di lasciare il proprio paese non è mai facile. Del resto non è forse quello che stanno facendo migliaia di giovani italiani e italiane (qui)? Noi non siamo forse stati e siamo tutt’ora un paese di emigranti alla ricerca di un lavoro e con esso di un futuro migliore? Ma la litania è sempre la stessa, gli stranieri che vengono qui da noi, che vengono a fare? A delinquere, ovvio!

Così la capacità di riflettere, anche di persone che abbiamo sempre ritenuto in gamba, improvvisamente si arresta. Nessuno è più in grado di distinguere tra immigrazione emergenziale e regolare (per una riflessione sul contributo che gli immigati regolari stanno dando al nostro paese senza che nessuno ne parli o se ne accorga, anche a prezzo di grandi discriminazioni, rimando alla lettura del libro di Chiara Saraceno “Stranieri e diseguali: le disuguaglianza nei diritti e nelle condizioni di vita degli immigrati”, 2014). Nessuno sembra essere più in grado di capire la differenza tra scafisti e grandi organizzazioni criminali e politiche che sono alla spalle dei viaggi della speranza. Di riflettere sulle responsabilità politiche nella destabilizzazione dei paesi da cui queste persone provengono, non se ne parla. Tutto viene messo in un unico grande calderone. Lo straniero, l’immigrato, diventa un tutt’uno con le nostre paure, dietro le quali scompare la nostra capacità di riflette, per lasciare spazio solo a riflessioni razziste e piene di odio.

Si incita all’odio, alla rivolta, alla ribellione, con una foga che non ho mai visto purtroppo rivolgere contro gli scandali che hanno riguadato e che riguardano il nostro paese in questi ultimi anni, per non dire ultimi giorni (e in questi scandali ovviamente includo anche “Mafia capitale”).

Proprio di questi giorni invece è la notizia del ritrovamento di altri rifiuti tossici nel casertano (qui). Mentre nel silenzio più assoluto è passata una strana notizia. A Pianura, che chi mi legge da tempo sa già essere un quartiere della periferia occidentale di Napoli, in contrada Pisani è stato avviata in via sperimentale l’impianto di batteri che possano ridurre i gas tossici ancora presenti nello sversatoio della ex discarica abusiva e ripulire l’aria. La notizia viene passata come notizia positiva subito dopo la notizia del ritrovamento di nuovi rifiuti tossici nel casertano. Io però che vivo a Pianura da oltre trent’anni non mi sento molto rassicurata dal fatto che le esalazioni nocive fino ad oggi le ho respirate e vorrei che si parlasse più di responsabilità che di iniziative “lava coscienza”.

Ma non c’è tempo per riflettere del lavoro che non c’è, dei servizi che mancano, dell’aria cattiva che respiriamo. Non c’è tempo perché c’è l’emergenza immigrazione da affrontare e per far dimenticare che le nostre energie più positive di rivolta, insieme a quelle degli immigrati, potrebbero essere dirette molto probabilmente contro qualcosa di molto più nocivo e di molto più endogeno dello straniero.

proteste-migranti

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About Le Linguacciute

Ho deciso di prendere la parola, appiccicandomi addosso l’etichetta di “linguacciuta”. Un termine che indica l’essere pettegola o l’eccessivamente loquace, tradizionalmente e storicamente utilizzato per stigmatizzare un comportamento considerato, a torto, tipicamente femminile. Intendo farlo mio smontandolo, decostruendolo e frantumandolo in piccole, anzi piccolissime schegge di storie e narrazioni.
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