Degli uomini che odiano la bici e le donne (in bici) ovvero della stupidità umana

Il modo in cui le persone che non vanno in bici si rivolgono alle persone che ci vanno non mi sorprende quasi più, vediamo tuttavia cosa accade quando la misoginia incontra l’odio per i ciclisti e per le biciclette in genere.

Ieri stavo legando la mia bici a un palo  quando si sono avvicinati sei tizi in giacca e cravatta.

Questi, come se io non potessi né sentirli né vederli, hanno iniziato a dire, indicandomi, che era assurdo che il comune di Napoli (per la spiegazione dell’uso della minuscola per i nomi istituzionali rimando alla lettura del libro di Marco Ehlardo, Terzo settore in fondo, al quale in questo caso, e non solo, mi ispiro!) avesse speso dei soldi per mettere dei pali per il parcheggio delle bici. Questi simpatici signori, incuranti della mia presenza, continuavano a blaterare con aria di sfida che era stato uno spreco aver messo questi pali a cui era possibile legare al massimo una o due bici, forse sei. Per loro questi pali rappresentavano un inutile spreco di soldi pubblici, come tutti i soldi spesi per le bici in tempo di crisi.

Questi signori, che sicuramente si muoveranno esclusivamente in auto (e molto probabilmente in auto ingombranti, che per costruire i loro parcheggi hanno messo cemento dovunque o così grandi che sulle strisce pedonali te le ritrovi sempre davanti ai piedi a bloccarti il passaggio), questi signori parlavano a due passi da me, come se io non potessi né sentirli, né capirli. E in effetti io non li capivo. Così, nonostante la voglia di legarli tutti e sei al palo dove stavo legando la mia bici, per far vedere loro come fossero utili questi piccoli paletti, per poi cucir loro la bocca, mi sono limitata a dire, ahimé con i mio solito tono di voce pacato (non posso farci niente non sono in grado di gridare, neppure quando sono arrabbiata), che anche un bambino sa che mantenere un’auto costa molto di più che mantenere cento bici, e questo è vero sia per le singole persone che per la comunità.

Ma dei sei signori “so-tutto-io” e “parlo-a-vanvera”, solo uno era rimasto lì ad ascoltarmi, per poi salutarmi con un sorrisetto paternalista e un grande in bocca al lupo (ancor più paternalista), perché a suo dire, anche lui amava le bici, ma mi dovevo stare attenta perché vivo a Napoli e si sa, in questa città rubano tutto.

Ebbene, signore, non si preoccupi, perché se neppure incontri di questo tipo riescono a rubarmi il sorriso, le assicuro che posso stare tranquilla, ho concluso io.
napoli_lungomare

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About Le Linguacciute

Ho deciso di prendere la parola, appiccicandomi addosso l’etichetta di “linguacciuta”. Un termine che indica l’essere pettegola o l’eccessivamente loquace, tradizionalmente e storicamente utilizzato per stigmatizzare un comportamento considerato, a torto, tipicamente femminile. Intendo farlo mio smontandolo, decostruendolo e frantumandolo in piccole, anzi piccolissime schegge di storie e narrazioni.
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