O’ nomm’ chiù bell’

Nel caos in cui ci si tuffa tutta le mattine per uscire da Pianura, tra la folla ammassata negli autobus che ti portano in centro (no, non si può proprio immaginare quanto si stia stipati negli autobus in questi giorni di caos a Pianura), a salvarmi è il sorriso del ragazzo indiano che rientra tutti i giorni ai Quartieri Spagnoli dopo la sua notte di lavoro come guardiano di fiori, e che mi aiuta a salire sull’autobus intasato e con il suo braccio evita che la porta riaprendosi mi schiacci.

A salvarmi sono le signore che si accostano alle fermate quando sia gli autobus che i pullman-navetta (messi dalla EAV in sostituzione della Cicumflegrea che da circa un mese è chiusa nella tratta Pianura-Soccavo a causa della frana di fine febbraio) sono troppo pieni per poter raccogliere altre persone e smettono di fermarsi e così le signore dicono “chi deve andare al Vomero salga in macchina!”.

A salvarmi sono le chiacchiere con gli altri pendolari che non hanno ancora perso né il sorriso né la gentilezza.

A salvarmi sono i discorsi dei ragazzi che vanno a scuola e nonostante tutto il brutto che ci circonda, parlano di bellezza, della bellezza dei nomi.

Certo lo fanno dopo aver discusso di quanto sia inutile comprare un rolex se poi devi tenerlo in cassaforte e ci puoi solo guardare l’ora, ché oggi ci sono orologi, come quello che ha uno dei ragazzi di più di 200 euro ché gliel’ha regalato “‘a guagliona soia'”, con cui puoi fare ogni cosa, anche il bagno e a me sotto i baffi mi scappa una risata.

Ma poi ecco sul telefonino dei tre spunta una foto di una bambina piccolissima e bellissima, con il braccio sulla fronte che secondo uno dei tre starà pensando “quanti debiti!”. “Antonia”. Si chiama così. E’ la nipotina di uno dei ragazzi. “Antonia perché ‘a mamm’ ha fatt’ nu’ vut’ a Sant’Antonio”. E un altro: “Eh, Antonia mi piace assai, ma o’ nomm’ chiu’ bell’ ‘e tutti e nomm’ è nu’ nomm semplice semplice, di sol’ tre lettere. ‘o ten’ a nipotina mia. Sul’ ess’ si chiamm’ accussì. Nun o’ può proprio immagina’ qual è. E’ Noa. E’ troppo bello!”.

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About Le Linguacciute

Ho deciso di prendere la parola, appiccicandomi addosso l’etichetta di “linguacciuta”. Un termine che indica l’essere pettegola o l’eccessivamente loquace, tradizionalmente e storicamente utilizzato per stigmatizzare un comportamento considerato, a torto, tipicamente femminile. Intendo farlo mio smontandolo, decostruendolo e frantumandolo in piccole, anzi piccolissime schegge di storie e narrazioni.
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