Napoli, la città dell’amore?

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E’ uscito in questi giorni un articolo di una blogger americana che ha vissuto a Napoli per due anni e che sta facendo il giro del mondo (qui). Si parla di Napoli come città d’amore e di sesso e della grande possibilità che hanno le donne single che passano per Napoli di trovare buoni amanti, capaci di cucinare, cantare e soddisfare tutte le loro voglie.

L’unica cosa provocatoria e dirompente dell’articolo però a me sembra essere la parola vagina, che che compare nel titolo dell’articolo della nostra blogger (“Have a Vagina? Want to use It? Go to Naples”) e che probabilmente resta ancora un tabu a Napoli come altrove, se ogni volta che appare desta tanto scalpore.

Il conenuto dell’articolo infatti smentisce le intenzioni iniziali (c’erano?), riproponendo alla fine una rappresentazione del rapporto uomo-donna e del sesso abbastanza tradizionale e stereotipata, anche se al di fuori di una relazione.

E’ la seconda volta in pochi giorni che sento definire Napoli “la città dell’amore”. Ma la prima volta questo concetto di amore era usato in maniera più ampia e giocosa e variegata di come lo utilizza la blogger americana.

Nell’articolo della blogger americana sono infatti riproposti una serie di stereotipi sull’uomo mediterraneo, dipinto come il vero protagonista della relazione amorosa e sessuale. Insomma seppur è la donna ad andarselo a cercare, è dall’uomo che dipende la buona riusciuta di un incontro d’amore o di sesso secondo la blogger, visto che quello che si cerca è un uomo che sappia fare il suo dovere di amante, come se la soddisfazone della donna a letto dipendesse esclusivamente dalla capicità dell’uomo di saper fare quello che deve fare.

Ma che c’è di nuovo qui quindi? La blogger non propone un punto di vista su Napoli così dirompente quanto vorrebbe farci credere.

Più che l’articolo della blogger poi io trovo terribilmente imbarazzante l’articolo di chi lo ha recensito. Qui ad esempio le donne napoletane sono definite o troppo esigenti o addirittura poco attratte da ciò che il “macho napoletano” è in grado di offrire. Leggiamo infatti: “Dov’è l’errore? Le donne napoletane sono troppo esigenti o semplicemente non bastano gli aspetti superficiali elencati da Roslyn Art?” (?!). Ma quanta compiacenza maschile c’è in queste parole!

E così ci risiamo, un articolo pieno di stereotipi su Napoli e sulle identità di genere, viene definito addirittura “innovativo” e poi strumentalizzato per colpevolizzare le donne (napoletane) che non riescono a capire quanto fortunate sono a vivere dove vivono.

In fondo, come si legge sempre qui, il sogno di “una donna single in cerca di compagnia e amante della bella vita” non è forse quello di andare a Napoli per trovare uomo napoletano che sappia cantare, cucinare e baciare?

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About Le Linguacciute

Ho deciso di prendere la parola, appiccicandomi addosso l’etichetta di “linguacciuta”. Un termine che indica l’essere pettegola o l’eccessivamente loquace, tradizionalmente e storicamente utilizzato per stigmatizzare un comportamento considerato, a torto, tipicamente femminile. Intendo farlo mio smontandolo, decostruendolo e frantumandolo in piccole, anzi piccolissime schegge di storie e narrazioni.
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