Un mondo di esperte per un mondo di disoccupate

Ricevo questo contributo. È un racconto di una di noi, una Linguacciuta, che martedì scorso è stata invitata dalle sue formatrici a una “celebrazione” della giornata internazionale contro la violenza sulle donne presso l’istituto di formazione dove sta seguendo un corso.

In questo istituto hanno anche un’esperta di pari opportunità. Il corso si rivolge a sole donne ed è finalizzato alla creazione di figure professionali impegnate in lavori di cura per la famiglia.

Nel leggerlo mi è venuta in mente una citazione di Ivan Illich sulla formazione che suona più o meno così: “Le scuole creano posti di lavoro per gli insegnanti, indipendentemente da ciò che imparano gli allievi”. Questo perché in tempo di crisi sono molti i corsi di formazione indirizzati a noi disoccupate, inoccupate o precarie. Ogni corso di formazione ci viene presentato come quello che ci permetterà di uscire dalla nostra condizione di non lavoro o di sfruttamento, mentre il più delle volte si rivelano una semplice illusione. Molti di questi corsi servono solo ad attirare persone disperate in modo da riuscire ad ottenere sostentamento per attività di formazione finalizzate a se stesse e al sostentamento dei formatori.

Possiamo parlare forse di un’economia della formazione, che forma e sforna qualifiche e certificati, senza generare un reale cambiamento sociale.

Direte voi che quello di generare cambiamento sociale non è certo il compito di questo tipo di istituzioni. Il punto, però, è che in questi contesti si creano situazioni paradossali, soprattutto quando i formatori si riempiono la bocca di termini cari alla nuova sinistra emancipazionista. Empowerment, partecipazione, politiche di conciliazione. Purtroppo anche queste parole restano il più delle volte semplici slogan che i formatori possono sventolare, nella migliore delle ipotesi, per sentirsi meno in colpa credendo di fare effettivamente qualcosa per gli utenti a cui si rivolgono.

Tra i contributi che mi sono arrivati, su questo tema, ho scelto di pubblicare questo sul 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Mi sembra infatti significativo, e diciamolo anche un po’ triste, che la celebrazione di questa giornata venga considerata parte integrante di un programma formativo di un corso di sole donne, senza cercare in nessun modo di coinvolgere queste donne nella preparazione dell’iniziativa stessa. Significativo è infatti il modo in cui certe celebrazioni vengano calate dall’alto da persone “esperte” e che alle donne più giovani si chieda semplicemente di assistere e partecipare a comando. Voglio infatti specificare che, così come mi è stato scritto in privato, una eventuale defezione a questa giornata da parte di una delle corsiste, avrebbe significato un’assenza in più sul registro. Quella qui descritta è in oggi caso il racconto di un’esperienza specifica e non abbiamo intenzione di dire che ovunque avvenga lo stesso. Di sicuro esistono racconti di esperienze positive e presto proveremo a pubblicarne qualcuno.

Mi auguro, ovviamente, che tutte queste corsiste possano trovare un’occupazione degna di questo nome alla fine del loro corso e che l’esperienza da loro svolta durante i mesi di formazione non resti lettera morta. In bocca al lupo ragazze!

A tutte le altre e gli altri auguro invece una buona lettura, con la speranza che tra le persone che leggono questo blog, ci siano anche persone impegnate nella formazione in modo da aprire una discussione, quanto più costruttiva possibile, partendo proprio da queste parole o comunque da determinare una riflessione.

Vi lascio alle parole linguacciute…

bella e zitta_Bologna_25novembre2013

Le esperte non siamo noi

Lì dove sto andando ogni mattina, da sei mesi a questa parte, per motivi di formazione, la settimana scorsa la responsabile ci ha comunicato che martedì 25 novembre sarebbe stata la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Noi, che siamo tutte donne e, quindi, “naturalmente” in grado di capire l’importanza di quella giornata (e infatti sarà per questo che oltre all’informazione solenne – “il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne” – null’altro è stato aggiunto), martedì siamo state tutte invitate a recarci al corso non all’orario consueto e cioè di mattina, ma di pomeriggio. Il fatto è che, così come ci è stato comunicato, lei (la responsabile) e il suo staff quella mattina sarebbero stati impegnati in qualcosa di inerente al tema a cui è dedicata quella giornata, la violenza sulle donne appunto.

“Ma ci sarà anche un corteo in città? Voi aderite?” Chiedo. “No!” Rispondono con tono di rimprovero loro, mentre io, un po’ in imbarazzo per l’aspetto di ingenuità che d’un tratto sembra aver assunto la mia domanda, mi rassicuro da sola pensando che in effetti loro sono un’istituzione, e che giustamente, come dice l’addetta alle pari opportunità “non possono partecipare ai cortei” e probabilmente non sono neppure tenute a darci troppe spiegazioni sul cosa in realtà faranno la mattina del 25 novembre, perché siamo donne e quindi “naturalmente” possiamo immaginarlo.

Una conferenza stampa? Un incontro segreto tra esperti di politiche di genere per trovare delle misure efficaci ed efficienti contro tutte le forme di violenza sulle donne? Non spetta di sicuro a noi giudicare il loro operato, né di intervenire in queste delicate questioni di politica comunale, nazionale ed internazionale sulle questioni di genere.

No, loro non vanno alle manifestazioni. Punto. Fine della conversazione e del dialogo.

È chiaro. Le esperte di politiche di genere sono loro. Loro sanno in cosa sia opportuno o meno coinvolgerci, in fondo noi siamo qui per ascoltare e imparare. Quindi visto che viviamo in un mondo di esperte, e le esperte NON siamo noi, e questo è chiaro, a noi spetta soltanto ascoltare e ubbidire, senza batter ciglio. Poco importa se qualcuna, quando la responsabile-esperta ha nominato la parola “violenzasulledonne”, ha sentito muovere dentro di sé una corda, un pensiero, un ricordo.

Ma cosa importa?!

Sì è vero, qualcuna tra di noi di violenza in questi anni si è addirittura occupata. Chi nella tesi di laurea, chi di master, chi per esperienza sul campo, chi per sensibilità o interesse…E di violenza, violenza economica s’intende, tutte noi ne sappiamo qualcosa. In questo forse, se è possibile, noi (una trentina in tutto tra inoccupate, disoccupate e precarie) siamo anche più “esperte” di tutte loro messe insieme. Ma cosa importa! Del resto la violenza economica non è una vera forma di violenza, quella con la “V” maiuscola.

Zitte, zitte! Noi dobbiamo stare zitte, non possiamo alzare troppo la voce, chiedere di partecipare! Dobbiamo stare buone e, nei margini che ci sono stati assegnati, ascoltare in silenzio e, se possibile, a tempo debito dire anche qualcosa che faccia fare alle nostre formatrici una bella figura.

E così il 25 novembre, il giorno internazionale contro la violenza sulle donne invece di andare di mattina al nostro bel corso di formazione (che, se dio vorrà, ci permetterà di trovare un lavoro) come abbiamo fatto fin ora e come faremo per altri quattro mesi, siamo andate di pomeriggio, così come ci hanno detto di fare. Il pomeriggio infatti loro non avendo più impegni legati al problema della violenza sulle donne si sono potute dedicare a noi.

Ma attenzione, cosa abbiamo fatto? Certo loro, che sono molto esperte, non potevano essere da meno. E visto che martedì pomeriggio faceva ancora parte del 25 novembre, che per chi non l’avesse ancora capito è i giorno internazionale contro la violenza sulle donne, di pomeriggio abbiamo addirittura visto un bel documentario sulla violenza sulle donne, la visione del quale è stata seguita da un dibattito, altrettanto bello.

Di che documentario si trattava? Il documentario parlava di molte donne vittime silenziose di violenza domestica e a noi, che fino a ieri non avevamo capito bene a cosa saremmo andate incontro, a noi è toccato solo eseguire in ordine l’ordine dato e, in modo ordinato, dare vita al dibattito con domande quanto il più possibile intelligenti e ordinate, ovviamente. E visto che quando ci mettiamo d’impegno, anche noi, che come ormai sarà chiaro a tutti esperte NON siamo, riusciamo a dire cose interessanti, abbiamo anche fatto fare a tutti loro una bella figura con le esperte esterne, che sono state chiamate ad intervenire per l’occasione e che proprio non ci potevano credere di essere circondate da così tante giovani intelligenti.

Che onore!

Tutti questi esperti ed esperte di violenza sulle donne, per noi, solo per noi!

Su donne, precarie, disoccupate fate le buone, indossate il vostro vestito migliore, e anche il vostro sorriso più bello se vi riesce, che con tutte questi esperti ed esperte che parlano di noi e per noi dei nostri problemi prima o poi qualcuna si accorgerà dei nostri reali bisogni e forse un pochino, di tanto in tanto, anche noi saremo ascoltate…sempre che qualcuno o qualcuna si accorga che qualche cosa da dire, in fondo, al di là di una coccarda rosa o arancione da appuntare alla giacca e di un commento intelligente o spiritoso – ché un po’ di ironia non fa mai male – su un documentario in cui ognuna di noi troverà probabilmente un pezzettino di sé, forse ce l’abbiamo pure noi.

 Forza, sorridete, ieri era il 25 novembre in fondo!

 

Ringraziamenti:

  Un grandissimo “GRAZIE” a Stefania per la foto “Bella e zitta!”, scattata a Bologna  durante un corteo, un anno fa.

  Grazie, grazie, grazie ad Ale per leggermi, sempre e in tempo reale, perché senza di lei questo contributo (apparso per un attimo e poi rimosso e poi, grazie a lei, ripubblicato) non sarebbe mai stato condiviso qui! Ecco, se non vi è piaciuto, ora sapete con chi prendervela 🙂

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About Le Linguacciute

Ho deciso di prendere la parola, appiccicandomi addosso l’etichetta di “linguacciuta”. Un termine che indica l’essere pettegola o l’eccessivamente loquace, tradizionalmente e storicamente utilizzato per stigmatizzare un comportamento considerato, a torto, tipicamente femminile. Intendo farlo mio smontandolo, decostruendolo e frantumandolo in piccole, anzi piccolissime schegge di storie e narrazioni.
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2 Responses to Un mondo di esperte per un mondo di disoccupate

  1. Mi avete fatto venire in mente il mio lavoro : solo che invece di essere bella dovevo semplicemente lavorare e stare zitta, li poco importava la mia intelligenza

  2. Verrà il giorno in cui ci si accorgerà che la violenza sulle donne è un problema degli uomini?

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